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una storia come tante? (Kathleen , Ennio e Maria) [29/05/2012]

 

Kathleen ( a destra) con Maria , la responsabile del GMA ,

l'associazione  che ha coordinato l'adozione di Maria   , splendida bambina etiope

La mia è una storia come tante, è una storia di malattia, di sofferenza, di speranza, di lotta, di scoperte e di guarigione dal momento che sono qui a raccontarla.

Nel 2000 io e mio marito Ennio siamo riusciti ad ottenere lidoneità per adottare un bambino e ci siamo affidati ad una associazione di missionari, non per motivi religiosi dal momento che non siamo dei praticanti, ma perché a pelle ci sono piaciuti. Questi missionari non ci hanno chiesto di che religione fossimo ne se fossimo ricchi o poveri ma ci hanno accompagnato nel percorso adottivo che sarebbe poi risultato molto lungo.
Nel 2001 mi venne diagnosticato un linfoma di hodgkin.                Limpatto, ovviamente, fu molto duro anche perché, mettendo a conoscenza lassociazione della mia malattia, sarebbe stata bloccata la nostra richiesta di adozione e forse non avremmo più potuto avere un figlio. A quel punto mi feci questa domanda:
-che diritto ho di portare a casa un figlio, che ha già sofferto nella sua vita per aver perso i suoi genitori biologici e chissà cosaltro, e renderlo orfano una seconda volta?
Al mio ematologo, il dott. Capnist, del quale faccio serenamente il nome perchéè stato per me un buon medico e un uomo dal grande cuore, rivolsi la seguente domanda:
-quale percentuale di sopravvivenza ho con questo tumore? Non posso e non voglio prendermi la responsabilità di adottare un bambino per poi lasciarlo orfano una seconda volta. Ci sono un sacco di famiglie pronte a dargli, al mio posto, amore ed un futuro sereno.
Il dott.Capnist mi guardò e mi disse semplicemente di proseguire per la mia strada perché ce lavrei fatta. Ricordo che ci siamo guardati negli occhi e di essermene uscita con la sparata: ok, lei faccia il suo 50 % che allaltro 50% ci penso io.
Il brutto di questa storia è che, per non essere esclusa dalladozione, ho dovuto mentire ad un sacco di persone. Brave persone come i responsabili dellassociazione e gli altri futuri genitori con i quali avevo, ed ho ancora fortunatamente, un rapporto di stima ed amicizia.
Ricordo che andavo alle riunioni, sempre in compagnia di mio marito, stavo male perché la chemio per me è stata devastante, mi truccavo in modo da nascondere i segni della stanchezza e mi sforzavo di sorridere e parlare nonostante la nausea. Alcuni mi chiedevano se avessi cambiato look e dicevano che il nuovo taglio di capelli mi donava. Volevo rispondere: ci mancherebbe altro, con tutti i soldi che ho pagato questa parrucca, manca solo che non mi stia bene. Adesso con quella parrucca ci gioca mia figlia con le sue amichette.
Purtroppo ho dovuto mentire a tutti, e a tuttoggi associazione e amici non sanno niente, a parte pochissimi
Ho fatto interventi chirurgici e quantaltro, inventandomi impegni per motivare le assenze dalle riunioni.
Nel 2002 con la fine della chemio e della radioterapia e con la guarigione, i capelli sono ricresciuti e per tutti sono tornata al vecchio look.  
                                                     Nessuno ha saputo niente e, finalmente, nel 2006 siamo partiti assieme alle altre famiglie per lEtiopia.
 Siamo tornati a casa con una magnifica bambina,Maria : siamo contenti, la nostra vita è cambiata radicalmente
I valori e i principi che avevo prima della malattia non sono cambiati tuttal più si sono rafforzati anche se, sinceramente, avrei fatto volentieri a meno di questa esperienza. Lamore per le piccole cose, ma veramente per le piccole cose, lho sempre avuto nella mia vita. La consapevolezza dellimportanza della famiglia e degli amici non lho realizzata dopo la malattia, ce lavevo già. Non ho scoperto grazie alla malattia che mio marito nel bisogno, e non solo, sa essere un pilastro di granito e contemporaneamente una dolce brezza. La malattia non mi ha fatto scoprire laffetto dei miei colleghi, sapevo già di avere degli amici tra di loro. Certo nella malattia si sono rivelati ma non avevo bisogno di questa rivelazione.
Nel 2008 mi venne diagnosticato un cancro al seno, mi sottoposi alla mastectomia e mi venne in mente che tra le famiglie adottive, quelle alle quali ho sempre mentito, ce nera una che in Africa, presso listituto dove si trovavano i nostri bambini, era alquanto curiosa. Aprivi una porta qualsiasi e chi ti trovavi davanti? Roberto che auscultava il cuore a qualcuno, ne aprivi unaltra e chi vedevi? Alessandra incavolata come non mai perché linfermeria non era sufficientemente pulita. Proseguivi nel corridoio e la ritrovavi nella sua stanza a cercare antibiotici; nel suo armadio cerano medicine, latte in polvere monodose e vestiti per bimbi piccoli.
Decisi di chiedere aiuto a Roberto e di affidarmi a lui in qualità di oncologo.
Roberto mi presentò al dott. Marco Venturini che, dopo aver bisticciato al telefono con il patologo della clinica dove mi ero sottoposta alla mastectomia, decise la terapia.
Ricordo che mi guardò e mi disse: ha capito cosa dovrà fare? Ha capito che tipo di terapia le ho dato?
Ero fusa e risposi di si ma in realtà non avevo capito alcunché. Mio marito con la sua calma, una volta usciti dallo studio di Venturini mi disse < Ketti, hai capito che non farai la chemio?>
Ho rivisto Marco Venturini in questi incontri e ricordo di aver pensato: lo saluto ma sicuramente non si ricorderà di me e glielo dissi. Venturini, lo ricordo bene, mi guardò e mi disse semplicemente <certo che mi ricordo di lei>.
Adesso per me tutto procede per il meglio, ma avrei fatto volentieri a meno di queste esperienze. E difficile parlare per me di una vita come prima, per me la malattia è stata una parentesi negativa dove ho dovuto mentire per avere un figlio. Ricordo che solo un anno fa il dott.Venturini si commuoveva allidea che una donna potesse ancora avere un figlio dopo la malattia. Io ho dovuto mentire a mia madre non per il primo tumore ma almeno per il secondo. Non ero disposta a leggere la sofferenza straziante nei suoi occhi. Mia madre ha saputo la verità a cose fatte. I miei fratelli e mio marito mi hanno aiutata a nascondere la verità, volevamo proteggerla.
Mia figlia invece ha sempre saputo la verità e con la semplicità che contraddistingue i bambini lha accettata.
Mia figlia è stata la motivazione più forte per resistere e reagire, non certo  lunica ma senzaltro la più importante.
 
 
 

 


::::::    Creato il : 29/05/2012 da Magarotto Roberto    ::::::    modificato il : 29/05/2012 da Magarotto Roberto    ::::::
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